Orizzonti

Luciana Vettorel Ghidini è una pittrice di Orizzonti. Termine lontano dal significato di apparente linea che divide cielo e terra, ma vicino all’iter artistico della sua vita.
Il poeta, romanziere e drammaturgo Victor Hugo affermava che “i vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli le idee ristrette”: ecce Luciana. La complessità pervade tutta la sua ricerca che sta determinando la passione di una vita rivolta all’arte della pittura.
Diversi sono i cicli elaborati negli anni, ma tutti possiedono un filo rosso che li unisce con sfumature diverse: la ricerca dell’infinito. Orizzonti paralleli che si reggono in persistenti binomi che tendono ad andare oltre. Quindi una possibile determinazione di situazioni in bilico tra finito e infinito, indeterminato e determinato, passato e futuro.
Una ricerca filosofica che ha portato l’artista a frequentare negli anni ’70 la scuola di teologia, dalla quale partì il suo percorso pittorico. L’attuale ciclo i pilastri della vita, attraverso richiami iconici, parte dalle sue origini artistiche. Proprio nell’affermazione della scrittrice, medico e mistica svizzera Adrienne von Speyr trovo una correlazione con il pensiero di Luciana: “mi venne un pensiero ricco di conseguenze. Per poter vivere senza orizzonte bisogna avere un orizzonte in se stessi e subito dopo la preghiera. Signore, lasciami prendere parte al tuo orizzonte”.
Un nuovo inizio, una nuova Gerusalemme, per una parola non intesa come limite di una ricerca, bensì uno spazio che come in Giacomo Leopardi porta a una tensione verso l’infinito.
Le opere di Vettorel Ghidini rientrano in quest’attuale contemporaneità di vita. Tale percorso si determina dalle letture, da tutto quello che la circonda e soprattutto dalla memoria. Quest’ultima è una fondamentale chiave di lettura che unisce le sue poesie con i lavori pittorici. I cicli delle antiche presenze, in ascolto delle cose uniscono le personali esperienze vissute soprattutto in adolescenza. Valori di un tempo come quelle cortecce di alberi che rimandano alle rughe di vita vissuta delle persone a testimonianza di un tempo che fu. Le lacerazioni che spesso Luciana determina sono fonte di momentanea fermata per successive ripartenze. Spesso elementi, come per esempio i rami di un albero o una pianta, superano la dimensione pittorica per andare a ricercare il concetto di oltre, sempre caro alla pittrice.
L’essere umano non è presente nei suoi lavori, al di la di qualche licenza legata al ricordo, ma esiste e parla simbolicamente in tutte le composizioni come nei fiori dal lungo stelo che, appassendo in breve tempo, rimandano alla stagione della vita dell’uomo: una sola se paragonata all’incedere dei millenni, di conseguenza breve come la florescenza.
Un iter artistico profondo, all’interno del quale fatti quotidiani, esperienze di una vita, letture di libri (il vero sapere codificato dell’uomo) creano un viaggio dell’anima costituito da una profonda analisi interiore.
Un’esplorazione continua come nel supporto della carta per innumerevoli opere. Una magia dagli effetti originali dati da una pozione: canapa o carta di cotone miscelata con pigmenti e colle, talvolta assieme a ferro, semi e foglie. Anche i colori sono frutto di sapienti disamine sui materiali come polveri d’oro, cristalli di quarzo, vetri di Murano per arrivare alle terre, pigmenti e acrilici.
Luciana Vettorel Ghidini, come un’artista rinascimentale, ricerca ininterrottamente attraverso una memoria vissuta raggiungendo orizzonti senza fine, in sintonia con il modo di sentire per noi contemporanei.

    Alain Chivilò  2015

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