Frammenti di vita

Nell'ispirazione di Luciana Vettorel Ghidini la natura è sognata ma anche toccata nella sua visibilità assoluta, rivelandosi quale memoria di parvenze umane, vegetali, atmosferiche, proiettate sull'orizzonte di paesaggi interiori. La sua capacità è quella che Marcel Proust individua nei pittori che sanno far pulsare anche le evidenze più immobili nello spazio e nel tempo, tesi come sono a rompere l’incanto che tiene prigioniere le cose, portarle sino a noi e impedire che cadano per sempre nel nulla.
L'artista collega il mondo del quotidiano, riferito all’ambito familiare, con un reale primigenio e crepuscolare; dopo un processo di sedimentazione poetica, proprio qui le immagini emergono poi dalla consistenza tattile di una carta, molte volte creata dall'autrice stessa, che con passione autentica prepara l'alveo di scorrimento delle realtà figurali, applicate a un ideale album dei sentimenti. Sono soprattutto temi che evocano presenze, impegnate a rischiarare il cammino del recupero memoriale e capaci di percorrere l'intero spazio esistenziale, dall'infanzia ai tempi odierni. La ricerca di Luciana Vettorel Ghidini si sviluppa in un ambito pienamente inserito nell’aderenza alla sua linea biografica, punteggiata da affetti, emozioni, ricordi, valori, riportati alla luce di una pittura, dove l’amore per la superficie va di pari passo con lo scatto verso la profondità del sentire, in quella zona dell’anima dove i simboli trovano rispondenza negli oggetti, nei luoghi e nelle persone che hanno accompagnato la linea del suo vissuto. Con un procedere per cicli tematici, la pittrice si attesta su un crinale che è, nel medesimo tempo, narrativo e lirico, eleggendo i frammenti di vita a sequenze di un lungo itinerario umano e artistico: “ L’albero e la vita” ; “ Le stagioni della vita” ; “ In ascolto delle cose” , costituiscono allora riferimenti a concetti interpretati in numerosi esiti formali: il segno di una vita che scorre ed ha i connotati della realtà vegetale, gli alberi, disposti all’interno del quadro come creature, a vivere un momento di simbiosi con elementi incongrui che invece accorpano in sé una forte valenza simbolica; l'aquilone che, volando, rappresenta la tensione dell'uomo a staccarsi dalla mediocrità del reale; il pallone colorato, metafora della fantasia che percorre i territori impalpabili dell'impossibile; i bimbi, intesi come nucleo pulsante di una vita che, come le piante, congiungono le “radici”  alla famiglia d'origine e i “rami” alla società del futuro.
La ciotola o l’anfora, nella loro geometrica consistenza di plasticità, si prestano ad essere icone universali e indicazioni di percorso, dislocate a volte in uno spazio che si riquadra in un reticolo, quasi a sottolineare la necessità di conchiudere il pensiero nelle coordinate della sostanza figurale. Con i cristalli di quarzo, che danno una luminosità intensa allo strato epiteliale della pittura, la granularità spessa del supporto cartaceo espone il soggetto rappresentato (albero, finestra, ciotola, anfora o giocattolo) a una luce che esalta le rotondità e dà anima all'antico, vivificandolo alla luce del presente. La felicità del gioco dentro i ritmi di una natura che avvolge e accoccola si manifesta lontano dai clamori tipici dell'età giovanile, in un'atmosfera rarefatta dove luce, colore e dati della natura stanno a testimoniare una delle fasi metamorfiche del tempo; in questo senso i fiori rimandano alla condizione umana, nascono, si sviluppano rigogliosi nelle loro forme invitanti e poi declinano fino all’estinzione.
Nelle stagioni della vita i fiori percorrono il loro segmento esistenziale e appaiono cangianti, riflessi come sulla superficie di un vetro liscio, ma il piano dipinto è invece un susseguirsi di piccoli rilievi che danno all'opera una parvenza fermentante, quasi una distesa che nasconde il ribollio interno di una prossima scansione metamorfica. Per questo, anche dove sembra spento ogni respiro di vita, la natura in Luciana Vettorel Ghidini pulsa di una decisa intonazione vitalistica, dove memoria e poesia, abbandono al flusso del passato e partecipazione attiva alle emergenze del presente, si incrociano formando una sintesi di grande suggestione, nella quale a parlare in presa diretta è la pittura, quella che non consente scappatoie e furbizie , ma che invece esibisce la forza di un pensiero sulla base di una regola compositiva rigorosa, pur nella libertà assoluta in cui si realizza e si definisce.

 

Enzo Santese 2006

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